Alla 39esima edizione del Festival Internazionale del Film di Friburgo (dal 21 al 30 marzo 2025), è stato presentato nei giorni scorsi Senhoritas di Mykaela Plotkin, film in concorso nella sezione lungometraggi. Un inno alla vita e un invito a realizzare i nostri desideri a qualsiasi età.
Mykaela Plotkin già regista del cortometraggio Vertical (2016), del documentario Through Foreign Eyes (2018) e del telefilm A Flor da Idade (2023), ha recentemente presentato il suo primo lungometraggio. Un lavoro rimasto in laboratorio per otto lunghi anni, un film, la cui realizzazione è stata ostacolata dapprima dal colpo di stato contro Dilma Roussef e poi dalla pandemia. L’idea era di creare un lungometraggio che lasciasse il segno, firmare un film importante e, in effetti, Senhoritas (2024), in questi giorni in concorso al FIFF di Friburgo, non lascia certo indifferenti.
In controtendenza con la filmografia degli ultimi anni, Senhoritas è un film gioioso, divertente e luminoso, e già per questo verrebbe voglia di gridare "Evviva", ma non solo, colpisce l'originalità della sceneggiatura, il film è un inno a godere delle piccole cose e a riappropriarsi della vita, anche in quella che chiamiamo terza età.
La trama: A 70 anni, Livia, architetta di professione oramai in pensione, è stufa di dedicarsi solamente alle faccende domestiche. Livia è una donna curiosa e ancora viva dentro e, quando rivede, in occasione del suo 70esimo compleanno, una cara amica di gioventù, Luci, in lei esplode il desiderio irrefrenabile di fare nuove esperienze.
Vivere secondo i propri desideri, e con nuovi desideri, libere dai pregiudizi, è questo il fil rouge del film, nel quale la protagonista, senza rinunciare alla sua dolcezza e alla sua intelligenza, con determinazione si riappropria del suo corpo e della sua sessualità. Perché per Mykaela Plotkin il gesto politico del film sta proprio nell’immaginare per le protagoniste, una vita in libertà, in cui ci si gode ogni piccolo momento e soprattutto ci si riappropria di se stessi, senza sopraffare l'altro.
Ambientato in Brasile, il film ci regala atmosfere da sogno e una famiglia “normale”, il cui quotidiano non è segnato né da drammi né da tragedie, ma da stupore, questo sì, per i cambiamenti repentini nella vita di Livia; dalle sue uscite serali alle piccole bugie malcelate.
Livia, in questa fase di riscoperta di sé, ha voglia di fare l'amore col marito in modo diverso, regalandoci una visione nuova della terza età. Livia ha bisogno di sentirsi completa, nel suo ruolo di madre, moglie, nonna e di donna emancipata. La sua completezza in quanto donna dà la possibilità all'uomo di riscoprirsi anch'egli diverso, più responsabile e equilibrato: il genero che lava i piatti dopo la cena (e perché no?), il marito che si trasforma in un nonno affettuosissimo e infine anche la figlia guarderà con altri occhi la madre. Livia liberandosi di tante (noiose per lei) consuetudini, costringerà tutta la famiglia ad adattarsi al cambiamento e forse a cambiare essi stessi il loro modo di pensare.
Film pulito, poetico e emozionante nella sua semplicità. L’attrice brasiliana Analú Prestes (Livia), già conosciuta, per i film (tra i tanti) Tudo Novo de Novo (2009), Cheias de Charme (2012) e Hidden Memories (2024), regala al pubblico una interpretazione strepitosa. Bella anche la costruzione del personaggio del marito di Livia, interpretato da un convincente Genézio de Barros, un consorte che dapprima non capisce i cambiamenti della moglie ma che alla fine per amore li asseconda, aprendosi anche lui, a una nuova relazione affettiva.
Per informazioni sul festival: https://www.fiff.ch/fr/program/sections/3560