Undersang © Chai Saeidi

Undersang del coreografo norvegese e giamaicano Harald Beharie, presentato alla 49 esima edizione del Festival La Bâtie di Ginevra, è un lavoro collettivo con in scena quattro danzatori e due attori-cantanti; una performance ibrida tra spettacolo, rito e escursione in gruppo nella foresta.

L’edizione n.49 del festival di teatro danza e musica di Ginevra, La Bâtie, è cominciata il 28 agosto scorso e terminerà il 14 settembre 2025. Un festival che, negli ultimi tre anni, ha ridotto significativamente il suo programma e la cui varietà e qualità delle proposte è stata decisamente inferiore agli anni scorsi. In attesa dell’edizione n. 50 in cui ci si attende un ritorno alle origini, ad un festival internazionale di grande spessore, ho potuto assistere ad una piccola perla, la performance Undersang.

La performance è del coreografo Harald Beharie e comincia con una passeggiata di trenta minuti dal teatro del Lignon (siamo nel quartiere Le Lignon, periferia di Ginevra) fino alla foresta vicina, a due passi dal fiume Rodano e dalla passerella che ci permette di attraversarlo. Il luogo scelto per dar vita alla performance è scosceso, scomodo, sia per il pubblico che per gli interpreti, si scivola, ci si siede per terra o sulle radici degli alberi. In lontananza si sentono i rumori della città, in un sabato pomeriggio soleggiato e commerciale.

In attesa dell’inizio, siamo tutti un po’ sorpresi e diffidenti di quel ritrovarci tra sconosciuti e in mezzo ad arbusti e sterpaglie. E questa estraneità al luogo e alla circostanza permarrà per buona parte del rito al quale ci siamo recati, ignari.

Sì, perché Undersang è un vero e proprio rito legato a tradizioni ancestrali, impostato tutto sulla voce, sul suono, su un ritmo ossessivo, realizzato dai performer, che si affidano alla tecnica de La clameur (il clamore, nda), un canto primordiale che comincia con grida potenti e cadenzate e che si trasforma a poco a poco in lamento e poi in celebrazione. I presenti, dunque, ascoltano per diversi minuti un coro animalesco, inquietante, che disturba e che ci rende perplessi.

Eppure, col trascorrere del tempo, e con l’ingresso “in scena” di tutti e sei gli interpreti, quando la performance comincia ad essere corpo, racconto di stati d’animo, dolore prima, desiderio poi, Undersang si disvela, il disagio di essere in mezzo alla scena, in scena noi stessi e tra gli interpreti che sudano, che colano nel loro essere animaleschi, si dissipa lentamente e tutto quello che è attorno a noi ha, ora, una veste diversa. Con l’aumentare dell’intensità, nel crescendo di ritmo e con la coreografia che si fa più tecnica, più narrazione, il lavoro di Harald Beharie si fa semplicemente bello, inspiegabilmente emozionante.

Un grande plauso va a tutti gli interpreti della coreografia (e in particolare a Amie Mbye): la performance è complessa da realizzare, in spazi esigui, tra terra foglie e alberi, loro sembrano degli extraterrestri a cui gli inciampi non danno fastidio.

Per il programma completo del Festival: https://www.batie.ch/fr/programme

Undersang

coreografia Harald Beharie

con Loan Ha, Mariama Slåttøy, Carlisle Sienes, Jens Trinidad, Nosizwe Baqwa, Amie Mbye et Harald Beharie.

drammaturgia / sguardo esterno Deise Nunes et Hooman Sharifi

sculture Karoline Bakken Lund, Veronica Bruce

composizioni / suono Christian Beharie

costumi Karoline Bakken Lund, Harald Beharie

produzione Kristina Melbø Valvik

distribuzione Damien Vallette

assistente per i costumi Reem H. Shinee

coproduzione Black Box Teater(Oslo), BIT Teatergarasjen (Bergen), Rosendal Teater (Trondheim), RAS (Sandnes), TOU (Stavanger).

con il sostegno di Norwegian Art Council, FFUK e Fond for lyd og bilde.