“Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola”. Lo sanno bene i familiari degli agenti della scorta del giudice Borsellino che quel dolore devastante lo hanno attraversato il 19 luglio del ’92, durante questi lunghi trentadue anni e raccontandolo a Mari Albanese, autrice del libro Cinque vite. Racconti inediti dei familiari della scorta di Paolo Borsellino, edito da Navarra Editore.
Dopo il grande successo di Io Felicia. Conversazioni con la madre di Peppino Impastato, scritto a quattro mani con Angelo Sicilia, Mari Albanese, tra emozione e commozione, torna a occuparsi di memoria e lo fa, questa volta, portando alla luce le storie di Emanuela Loi, Vincenzo Fabio Li Muli, Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano e Claudio Traina, ridando così vita e valore a cinque anime belle e alleviando il dolore dei loro familiari e di Antonio Vullo, unico superstite della strage.
Mari Albanese entra in punta di piedi in quello spazio fisico, emotivo e intimo che ogni parente le mette a disposizione, ma, una volta entrata, viene risucchiata in un vortice di emozioni così forti da sentire il boato causato dall’esplosione del tritolo, le urla strazianti e il rumore dei suoi passi che calpestano Via d’Amelio completamente smembrata. Riesce ancora a vedere polvere, fiamme e vetri frantumati, ad avvertire nelle narici l’acre e asfissiante puzza di fumo che invade tutta Palermo, fino a toccare con mano la morte, la devastazione, la disperazione.
E, incastrati tra le macerie di quella potente esplosione, ci sono, non soltanto quel che rimane dei corpi dilaniati dei cinque “ragazzi” della scorta, ma anche i loro sogni infranti, le passioni, i progetti di una vita e la tranquilla quotidianità, gli amori vissuti e quelli interrotti, i figli nati e quelli desiderati. Mari Albanese li ha messi in salvo con la sua delicata penna, anche grazie alle fotografie e alle lettere d'amore a lei donate, che impreziosiscono ulteriormente il libro.
Sì, perché Cinque vite è un libro di memorie preziose, che raccoglie duecentoquattro potenti pagine di vita vissuta, di vita spezzata, di vita negata, dal quale emergono lo spiccato senso del dovere e di giustizia dei poliziotti (il più giovane aveva 22 anni, il più vecchio solo 43), lo spirito di abnegazione e la generosità, il loro coraggio misto alla paura e alla solitudine nelle quali sono stati rilegati.
Ogni vita ha un capitolo a sé e a raccontarla è ora il fratello, ora le sorelle, la nipote e la fidanzata di sempre e per sempre. Eppure, nelle loro unicità, queste vite sono legate da un comune destino, da fatali coincidenze che le terranno unite indissolubilmente e che l’Albanese riesce a intrecciare con un linguaggio diretto, vivo, senza filtri, senza sovrastrutture, senza edulcorazioni, perché non c’è nulla da attutire, da abbellire né da addolcire quando c’è di mezzo la mano mafiosa. In ogni capitolo, la scrittrice passa a setaccio le ore che hanno preceduto la deflagrazione, facendosi narrare anche la loro vita dopo la perdita dei congiunti e le amarezze legate a una giustizia mai ottenuta, mettendo in risalto la capacità dell’essere umano di coltivare la resilienza e la speranza anche nei momenti più bui dell’esistenza.
La lettura risulta molto empatica e ogni racconto rimane dentro, sottopelle, perché Mari Albanese possiede una maestria narrativa capace di trattare temi complessi con sensibilità e accuratezza. Riesce, infatti, a portare il lettore nel cuore della tragedia e nella dimensione della bellezza e della semplicità dell’essere umano, spogliandolo dall’orpello dell’eroe, e a offrire la conoscenza del passato e uno sguardo profondo sulla memoria storica, per riflettere sul presente.
Di grande impatto anche la copertina, la cui foto è di Pippo Albanese, che ritrae, su uno sfondo nero, una Olivetti nel cui rullo è inserito il foglio di servizio di quel giorno, con i nomi della “Quarta Savona 21” e del dottor Borsellino.
Facendo tesoro delle parole di Primo Levi, “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” (soprattutto le verità insabbiate e i depistaggi attuati), credo fermamente che questo libro non possa restare stipato negli scaffali delle librerie; merita di essere letto perché ha gambe forti per accompagnare tutti e tutte nell’impegno collettivo al contrasto alle mafie e alla promozione autentica della cultura della legalità.