Anna Funder è una giornalista e scrittrice australiana che vive e lavora a Sydney. Ha pubblicato da qualche settimana Wifedom - Mrs.Orwell’s invisible Life (nella versione francese: L’invisible Madame Orwell, Éditions Héloïse d’Ormersson). Un libro coraggioso nel quale l’autrice ci spiega cosa sia davvero il patriarcato. E lo fa parlandoci della vita di Mme Orwell. Illuminante.
L’autrice di C’era una volta la Ddr, storie di agenti della Stasi nella Repubblica democratica tedesca (Feltrinelli 2005), Tutto ciò che sono, con protagoniste un gruppo di attiviste ebree tedesche anti-naziste che operavano a Londra prima della Seconda guerra mondiale (Feltrinelli, 2012), torna in libreria con un entusiasmante libro L’invisible Madame Orwell (al momento non è ancora stato tradotto in italiano) la cui realizzazione ha richiesto lunghe ricerche in biblioteca, soprattutto per consultare lettere e altri documenti dell’epoca, e numerose letture (le biografie ufficiali su George Orwell e molto altro), al fine di ricostruire, con precisione, la vita di Eileen O’ Shaughnessy. Ovvero Mme Orwell.
Grande ammiratrice di George Orwell, il caso vuole che Funder, in un momento difficile della sua vita, tra il 2017 e il 2021, a causa di un “sovraccarico mentale”, che tante altre donne hanno ugualmente vissuto (il lavoro fuori casa, il lavoro domestico, i figli, i compiti dei figli eccetera eccetera), rifletta a lungo sulla sua condizione di donna, bianca, agiata, vittima del patriarcato, e le nasca il desiderio di conoscere una donna in particolare, quella che nelle sei biografie di George Orwell risultava completamente inesistente, Mme Orwell.
Innanzitutto Funder è partita da una considerazione lampante: il lavoro delle donne quanto è indispensabile, quanto è invisibile, e per lavoro delle donne ci si riferisce ai lavori domestici e alla cura dei figli. È un lavoro che se fosse calcolato in moneta, equivarrebbe a circa 10 miliardi l’anno. Questi 10 miliardi non retribuiti, non riconosciuti da contratti o da qualsiasi documento ufficiale sono il meccanismo del patriarcato. Sono il patriarcato.
Dopo la riflessione generale, Anna Funder cerca di (farci) capire meglio questo meccanismo, raccontandoci la vita di Eileen O’ Shaughnessy; in particolare, come questo straordinario fantasma abbia avuto grande influenza nell’opera di Orwell e come nel ruolo di moglie, abbia consentito al geniale Orwell di scrivere nelle migliori condizioni possibili.
Funder non tralascia nessun particolare: innanzitutto ci descrive Eileen O’ Shaughnessy come una giovane donna di buona famiglia (il fratello è un medico molto conosciuto a Londra e pure la cognata) colta e intelligente, che rinuncia ai suoi studi di psicologia (e le sue amiche altrettanto colte e intelligenti non apprezzeranno la decisione) per sposare George Orwell e andare a vivere in un modestissimo cottage a Wallington, dove apriranno una piccola bottega (che gli darà davvero un misero guadagno settimanale) e prenderanno degli animali per sopravvivere nella miseria in cui presto si ritrovano.
Nei primi anni di matrimonio, mentre Orwell è impegnato tutto il giorno a scrivere, è Eileen che si occupa della bottega e degli animali, è Eileen che fa 5 km di strada per fare la spesa ed è Eileen che svuota le latrine al gelo di fuori quando queste si intasano. Ed è sempre lei che prepara da mangiare per Orwell più volte al giorno nella casa fredda, vecchia e malandata, dove non di rado girano i topi.
Ma i compiti di Eileen non si riducono solo a questo. Con la sua intelligenza e la sua cultura, Mme Orwell sarà una preziosa consigliera del marito in numerosi testi (tra cui 1984 e La fattoria degli animali); è lei che rilegge i manoscritti e li corregge, ed è lei che li ribatte a macchina. Eppure nelle sei biografie su George Orwell nessuno spiega quale sia la realtà nella frase: a Wallington Orwell «può lavorare quanto lo desidera».
Tra le tante ricostruzioni fedeli fatte da Anna Funder della vita di Eileen O’ Shaughnessy, ce n’è una, a mio avviso, più significativa di altre: Orwell marito, poco dopo il matrimonio, decide di partire per la guerra in Spagna contro il fascismo, e questa sua esperienza sarà raccontata nel bel libro Omaggio alla Catalogna, dove, anche stavolta, non si parla di Mme Orwell.
Funder nel lavoro effettuato di de-costruzione delle biografie ufficiali di Orwell, leggendo le lettere di Eileen O’ Shaughnessy, inviate soprattutto alle amiche, ma anche allo stesso Orwell al fronte, e incrociando i dati in suo possesso, scoprirà con evidente sua sorpresa, che anche Eileen era partita, solo qualche mese dopo, per la Spagna, e a Barcellona ricoprirà un ruolo di grande importanza all’interno del POUM (partido obrero de unificacion marxista), rischiando anche la vita, accerchiata com’era da spie inglesi, russe e italiane. E, in ultimo, ma non per importanza, è proprio Eileen a salvare le bozze di Omaggio alla Catalogna, da lei corrette e battute a macchina in quelle giornate spagnole, così frenetiche e pericolose, ed è lei che mette al sicuro il manoscritto prima di fuggire dalla Spagna assieme a Orwell, con i documenti in regola che lei è riuscita ad ottenere, anche in questo caso rischiando la propria vita. Eppure in Omaggio alla Catalogna, tutto ciò è semplicemente omesso. E nelle biografie, le azioni coraggiose di Eileen O’ Shaughnessy diventano fatti narrati con voce passiva: «I documenti sono stati ottenuti», «Il manoscritto era stato battuto a macchina» ecc…, non citando «semplicemente» chi aveva compiuto tutto ciò.
Anna Funder ha scritto un libro illuminante, una sorta di Bibbia laica da tenere sul comodino, da leggere e rileggere più volte al giorno, come una medicina salvifica per tutte. Un testo complesso da scrivere il suo, per la struttura, a metà romanzo, a metà saggio, per il rischio alto di commettere un errore storico nell’incrociare i dati, non essendo l’autrice una ricercatrice di professione, e per il tema divisivo che potrebbe etichettare il suo lavoro con un fastidioso quanto probabile «è di parte».
Eppure Anna Funder nell'operazione letteraria di rendere visibile un’invisibile, facendoci conoscere Eileen O’ Shaughnessy e il ruolo fondamentale che avuto nella creazione letteraria di George Orwell, ci ha regalato una nuova consapevolezza, che forse disinnescherà in molte, una volta per tutte, i meccanismi, fino ad oggi ben oliati, del patriarcato.