© Masiar Pasquali

Lo spettacolo di Emma Dante ha aperto la 44esima edizione del Festival La Bâtie di Ginevra, andando in scena il 28 e il 29 agosto scorso al Théâtre Am Stram Gram. Pubblico in piedi per la regista siciliana.

Misericordia è la storia di quattro donne, di quattro prostitute. Una di esse, Lucia, incinta al settimo mese, viene picchiata a sangue dal suo uomo, un certo Geppetto e, prima di morire, partorisce prematuramente un bambino, Arturo, e chiede alle amiche di prendersene cura. Queste, senza pensarci un attimo, lo accolgono in casa.

Nell’ultimo spettacolo di Emma Dante ci sono insomma tutti gli ingredienti del suo teatro: la violenza, il disagio sociale, le tre donne infatti vivono in una vera e propria stamberga, la maternità e la famiglia, sebbene questa, stavolta, sia un nucleo sgangherato di tre madri per caso che crescono Arturo fino a quando non gli trovano una sistemazione migliore.

Ho raggiunto al telefono Emma Dante. Sotto il sole cocente di agosto, mentre è al mare, la regista siciliana mi parla dello spettacolo, a cui, mi dice subito, tiene molto, probabilmente perché anche lei è fresca di adozione: è diventata mamma di un bambino russo con un trascorso difficilissimo, mi precisa. Non è dunque un caso se lo spettacolo trabocca di maternità, di giocattoli e di peluche e forse di un certo buonismo mai visto negli altri suoi spettacoli.

«Perché hai scelto delle prostitute come madri per Arturo? Forse solo «i semplici» sono in grado di compiere gesti di così grande solidarietà?»

«In realtà, queste tre donne di semplice non hanno nulla. Tutt’e tre hanno alle spalle un vissuto complesso, tanti sogni infranti e molti rancori. Vivono in una stamberga per necessità. Ognuna di loro ha la sua storia personale, eppure, nonostante materialmente non possiedano nulla, hanno una grandissima misericordia, adottano Arturo senza chiedersi se gli convenga farlo, oppure no. Prendono in casa questo bambino, lo crescono e poi lo allontanano dall’inferno. Un giorno, lo vestono, gli preparano la valigia e gli dicono che è pronto per andare. Questo gesto del distacco, secondo me, è il momento più materno di tutto lo spettacolo».

«Lucia, la madre naturale di Arturo, è una donna che subisce violenza, tema purtroppo di assoluta attualità. Perché secondo te gli uomini picchiano le donne?»

«È un problema di educazione, della famiglia in cui si è cresciuti e degli strumenti che ti sono stati dati per affrontare il mondo e le relazioni con le persone. Il corpo delle donne è più fragile, è necessario perciò educare i maschi al rispetto dei più deboli. In scena, la violenza su Lucia viene raccontata da una delle tre donne, ed è, secondo me, un momento molto forte dello spettacolo».

«Tre madri per Arturo, Misericordia è l’occasione per te, che hai sempre parlato di famiglia nei tuoi spettacoli, di raccontarne un altro tipo rispetto a quella tradizionale?»

«Certamente. La famiglia non è solo mamma e papà. Le famiglie sono aggregazioni di persone che decidono di fare una parte del cammino assieme. Tutti dovrebbero avere il diritto di essere mamma o papà, gli omosessuali, i single. Ci sono tantissimi bambini che potrebbero essere salvati e noi stiamo a discutere su chi può adottare e chi no».

«Due madri, sarebbe stato un messaggio troppo esplicito?»

«Io non volevo fare uno spettacolo sulla famiglia arcobaleno e non volevo fare uno spettacolo sulla malattia o sulla violenza sulle donne. Non mi piacciono gli spettacoli a tema perché ti portano soltanto verso una direzione. E poi, a dirla tutta, le madri dovevano essere quattro! Per una questione di simmetria, di equilibrio, in fondo alla scena dovevano esserci due madri a sinistra e due madri a destra, sedute sulle sedie a sferruzzare. Poi una delle attrici ha avuto un problema di salute e ha dovuto lasciare. Per diverse settimane ho cercato una nuova Lucia, ma non l’ho trovata. Ed ad un certo punto ho capito che la quarta donna era Arturo. Arturo infatti, proprio come tutti i bambini, imita le sue madri, anche quando queste si prostituiscono».

«Per raccontare Arturo, soprattutto il corpo di questo bambino, hai scelto un danzatore, Simone Zambelli, come mai?»

«Arturo non parla, è ritardato. Arturo è un corpo scollegato, sconnesso, disarticolato. Eppure, lui rende la sua malattia una danza felice. Lui è «indietro» ma da quella posizione vede altre cose. Perché per me il teatro è quel luogo dove si rimettono un po’ le cose a posto rispetto agli stereotipi, altrimenti vediamo sempre le stesse cose e non vediamo altro».

«Noi ci siamo conosciute al Teatro delle Moline di Bologna nel 2001. Avevi vinto il Premio Scenario con mPalermu, ricordo che c’era un grandissimo entusiasmo nella compagnia e una gran desiderio di non lasciarsi sfuggire l’occasione. Come è cambiato negli anni il tuo teatro?»

«È strano rispondere a questa domanda. Se ci penso sono successe così tante cose. Oggi mi difendo utilizzando delle armi che conosco molto bene e mi aiuto con tutto quello che ho imparato in tutti questi anni. Ma, se devo essere sincera, spesso sono disarmata quando faccio teatro. Quando succede, ed è il caso di Misericordia, mi sento sempre una giovane regista emergente».

«Oltre che in tournée con Misericordia, a settembre sarai al Festival del Cinema di Venezia con Le sorelle Macaluso. Perché il cinema? E perché Le sorelle Macaluso?»

«Per un desiderio di approfondire. Le storie, in fondo, non sono mai veramente finite. C’è, nell’artista, un sentimento fortissimo di incompiutezza che mi appartiene completamente. Le sorelle Macaluso sono forse il mio grande romanzo della vita. In questa storia c’è la famiglia, il tema della morte, l’elenco dei sogni e dei desideri non realizzati, i rimpianti, i sensi di colpa, e tutto ciò in fondo è il mio teatro».

Misericordia

scritto e diretto da Emma Dante
luci
Cristian Zucaro
con
Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambelli
coproduzione
Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Biondo di Palermo

coordinamento di produzione Daniela Gusmano

coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma